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    October 01

    GRUPPO "AGAPE"



     Il gruppo dopocresima che seguo nella mia parrocchia

    Come si può essere educatore di un gruppo giovanissimi?

     

    Se qualcuno mi chiedesse cosa si deve fare...

    ...per essere un buon educatore di un gruppo di adolescenti sicuramente non direi che bisogna conoscere quella particolare tecnica di animazione oppure usare un gergo particolare. La cosa più importante è sicuramente esserci. Per il giovanissimo l’educatore è quella figura che sta a metà strada tra l’amico e il genitore, è la persona al quale si possono raccontare le marachelle ma anche al  quale si chiede consiglio su come risolvere una difficoltà, togliersi un dubbio.

    Per questo l’educatore deve essere capace di non lasciarli mai scappare, deve avere per loro sempre la porta aperta e fargli sentire il bene che gli si vuole.

    Ben vengano le serate a cena, le partite a calcetto, le uscite al cinema… ma mai dimenticare il ruolo che si ha nei loro confronti. Spesso l’adolescente cerca in noi educatori una figura da imitare, vedono l’immagine del giovane e dell’adulto che sono in procinto di diventare.

    Come educatore bisogna sentire questo “peso” e renderlo carica positiva per alimentare prima di tutto la nostra fede e farla crescere sempre di più, solo in questo modo si può dimostrare quanto si è interessati a loro, alla loro vita, ai problemi a volte insostenibili per questa età.

    Con l’adolescenza ci si ritrova a mettere in discussione tutto a voler cercare le ragioni per le quali si fanno certe cose, si vuole essere autonomi, ma ancora, autonomi, non lo si è del tutto e quindi si cercano le risposte dalle persone che si hanno vicino.

    La missione dell’educatore è ESSERCI.

     


    Comments (9)

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    Carissime Regina e Giusi, un fedele re dell’antichità scrisse: “Se l'Eterno non edifica la casa, invano vi si affaticano gli edificatori” (Salmo 127:1,VR e Di - 126:1,CEI). Senza la benedizione di Dio nessun progetto può avere successo! Poi il salmista aggiunge, tanto per essere chiaro: “i figli sono una eredità che viene dall'Eterno” (v. 3). La cura dei figli è stata affidata da Dio ai genitori. Questa non è la mia particolare interpretazione ma è Parola di Dio. Il fallimento delle famiglie cattoliche nell’istruzione dei ragazzi, che tu stessa, Regina, sottolinei, rientra in quest’ottica e continuerà anche per i prossimi 10 anni, o 100, o 1000 anni ancora, se si insisterà a violare il comandamento di Dio per cui è in famiglia e non nell’A.C.R. o in chiesa o in qualsiasi altra istituzione, che si deve dare istruzione religiosa ai ragazzi perché, dice ancora la Parola di Dio: “tutte queste benedizioni verranno su di te e ti raggiungeranno, se ascolterai la voce dell'Eterno, il tuo Dio” (Deuteronomio 28:2). Ecco perché mi permetto di essere “cavilloso” e “puntiglioso”, l’ubbidienza alle disposizioni di Dio non si deve mai sottovalutare, perché è ancora scritto: “obbedire è meglio del sacrificio” (1Samuele 15:22).
    Questo è un fondamentale principio cristiano che non ha nulla a che vedere con il rispetto per ogni individuo. Cristo amava molto le persone, egli le vedeva “stanche e disperse, come pecore senza pastore” in balìa di “lupi rapaci” (Matteo 9:36; 10:16). Quei “lupi” erano gli insegnanti religiosi del suo tempo, quei sacerdoti e farisei “ipocriti” che davano più importanza alla tradizione che essi stessi avevano stabilito piuttosto che alla Parola di Dio. E mentre non si tratteneva dal dichiarare la verità a quelle folle “disperse” Gesù “puntigliosamente” “criticava” l’operato di quei “lupi”, anche con parole di condanna forti, definendoli “sepolcri imbiancati”, o “progenie di serpenti” che con i loro insegnamenti “chiudevano il regno dei cieli” alle folle “stanche e disperse” (cfr. Matteo 23:4-36). Quando ci sono in gioco la vita e le benedizioni che Dio ha promesso, i “cavilli” e i “puntigli” sono d’obbligo! (cfr. Giovanni 4:22; Romani 10:2). Sotto questo aspetto e in molti altri, Gesù è un modello per tutti noi! Ora scappo, sto per partire. Vi auguro un felice week-end! G.
    Oct. 3
    Giusi Pwrote:
    con il termine criticare nn volevo di certo aprire un dibattito sul suo significato o sulla sua connatazione negativa ... volevo semplicemente sottolineare che a volte bisogna rispettare ed accettare le idee degli altri ..., cosa che io ho sempre fatto nei tuoi confronti , leggo ciò che scrivi e nn mi permetto mai di criticare o provocarti... cosa che tu in questo contesto hai fatto a mio avviso, se mi sono sbagliata nell'interpretazione ..., ti chiedo scusa.....
    nessuno qui sta togliento ai genitori l'istruzione religiosa da dare ai propri figli , e nessuno stà separando gli adulti dai ragazzi forse nn conosci bene A.C:R. così come il gruppo di cui fa parte Regina,i ragazzi nn vengono separarti dagli adulti e ai genitori rimane il compito di guidare i figli nel cammino di fede, qui si stà parlando di tuttaltra cosa si parla di incontri di progetti , con uno scopo ben preciso quello di indirizzare i ragazzi insieme con gli adulti e con i genitori , ai valori della fratellanza, della carità dell'amore , della giustizia, della pace, tutto questo guidati dalla Parola di Dio, di certo nn si disobbedisce a Dio, anzi al contrario .... si cerca di mettere in pratica ciò che gesù ci ha insegnato.... qua nn c'è nessun insegnante ci sono solo persone che nel loro piccolo cercano di aiutare il prossimo.... un caro saluto giusi-
    Oct. 2
    Anigerwrote:
    Intanto saluto affettuosamente lucilla, e ringrazio Giusi per il suo intervento che condivido, perchè è conforme al mio pensiero.
    Però permettimi, Gianni, di precisare una cosa, per evitare fraintendimenti, sicuramente Giusi ha usato il termine criticare in senso bonario, come ci si può rivolgere a un caro amico, per sottolineare la cavillosità e la puntigliosità.
    Nel tuo caso, rispondi secondo la tua visione e lettura della Sacra Scrittura che io non metto adesso in discussione, perchè non è questo il punto che voglio sottolineare, ma mettere in evidenza un fatto vero che riguarda noi cristiani cattolici per l'istruzione religiosa dei nostri figli, per il sistema che si è venuto a creare, si è sempre più delegato alle istituzioni ecclesiastiche e scolastiche il compito dell’educazione religiosa.
    Purtroppo è un compito non sempre svolto da persone competenti e qualificate, che lo fanno solo per spirito di servizio e puro volontariato.
    La famiglia è assente non solo per i temi della fede, ma anche per l'educazione sessuale, ambientale, del vivere civile ecc...e tutto questo va assolutamente recuperato, dobbiamo anche dire che bisognerebbe partire proprio dalle famiglie infatti per i prossimi 10 anni la Chiesa Cattolica, attraverso i suoi Vescovi, ha annunciato un intero programma rivolto alle coppie, alle famiglie, proprio per riprendere il tema dell'istruzione religiosa.
    Questo giusto per essere precisi e corretti.
    Oct. 2
    Mia cara Giusi il verbo “criticare”, secondo un moderno Dizionario etimologico della lingua italiana (Zanichelli) ha fra i suoi significati la “denuncia d’un’imperfezione, d’un difetto, di un errore”. Non si comprende se questo è il senso che hai voluto dare tu all’esortazione che mi rivolgi perché in questo paese, ahimè, per il solo scopo di difendere gli interessi particolari di personaggi, partiti e religioni tale significato costruttivo a favore della verità è stato completamente stravolto dandogli una connotazione negativa.
    Questa mia risposta, però, continua a rispettare l’etimologia originale del termine poiché questo è l’unico motivo che mi spinge a stare su queste pagine digitali: la ricerca e la difesa della verità in un campo che ritengo di vitale importanza per la vita umana, cioè la fede e la corretta relazione con la volontà di Dio, non come può apparire a ciascuno di noi ma secondo le regole che Dio stesso ha stabilito e che ha fatto mettere per iscritto nella sua Parola. Chiedo scusa a Regina se approfitto un po’ del suo spazio confidando nell’amicizia che ci lega e nella reciproca stima, ad entrambi ben nota.
    La questione dell’istruzione religiosa non è da sottovalutare in nessuno dei suoi aspetti. Dio stesso le ha dato debita importanza facendo scrivere, con il terzo dei dieci comandamenti: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo. Lavorerai sei giorni e in essi farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è sabato, sacro all'Eterno, il tuo Dio; non farai in esso alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero che è dentro alle tue porte; poiché in sei giorni l'Eterno fece i cieli e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e il settimo giorno si riposò; perciò l'Eterno ha benedetto il giorno di sabato e l'ha santificato” (Esodo 20:8-11). L’astensione da ogni lavoro e l’osservanza degli altri precetti del sabato stabiliti da Dio non solo consentivano di riposare fisicamente, ma, cosa ancora più importante, offrivano a ciascuno l’opportunità di manifestare la propria fede e ubbidienza. Il sabato era dedicato ad acquistare conoscenza di Dio e a soddisfare i bisogni spirituali (cfr. 2Re 4:22,23). Anche le tre grandi feste annuali stabilite da Dio per l’antico Israele non furono date per fare “baldoria” ma avevano come principale scopo l’istruzione della popolazione riguardo alla volontà di Dio (cfr. Esodo 13:14; Levitico 23:37-43). In tutte queste occasioni le famiglie intere partecipavano ai programmi di istruzione stabiliti da Dio, genitori e figli gli uni accanto agli altri, non esistevano classi separate tra adulti e ragazzi.
    Prima ancora che entrassero nella Terra Promessa, agli Israeliti fu comandato di scrivere le leggi di Dio sugli stipiti e sulle porte (cfr. Deuteronomio 6:1,9; 11:20; 27:1-3). Anche se questo comando era chiaramente figurato, non avrebbe avuto nessun significato se l’israelita medio non fosse stato in grado di leggere e scrivere. Questo dimostra gli effetti dell’ubbidienza ai comandi che Dio dava loro: essi erano infatti un popolo molto istruito. La loro istruzione iniziava fin dalla più tenera età da parte del padre e dalla madre (cfr. Deuteronomio 11:18,19; Proverbi 1:8). Non esistevano scuole, seminari o corsi tenuti a questo scopo. Come Dio aveva comandato, la responsabilità gravava tutta sui loro genitori, come attesta un noto dizionario biblico: “Appena il bambino imparava a parlare, gli venivano insegnati alcuni passi della Legge. La madre ripeteva un versetto; quando lo aveva imparato, gliene ripeteva un altro. Successivamente veniva messo in mano ai bambini il testo scritto dei versetti che sapevano già ripetere a memoria. Erano così introdotti alla lettura, e, una volta cresciuti, potevano accrescere la loro istruzione religiosa leggendo e meditando sulla legge del Signore” (Dictionnaire de la Bible, a cura di F. Vigouroux). L’istruzione da parte dei genitori non si limitava a insegnare a leggere e scrivere. Un’importante materia di studio era la storia. L’apprendimento dei meravigliosi atti compiuti da Dio a favore del suo popolo era una parte fondamentale del programma didattico. Questi fatti storici dovevano essere insegnati di generazione in generazione (Deuteronomio 4:9, 10; Salmo 78:1-7). Un’altra importante enciclopedia biblica dice al riguardo: ““Grazie all’istruzione impartita dal padre in casa … i bambini ebrei apprendevano come Dio si era manifestato loro nel passato, come dovevano vivere al presente e quali erano le promesse di Dio per il futuro del Suo popolo” (The International Standard Bible Encyclopedia).
    Sia Giuseppe che sua moglie Maria obbedirono a questo comando e, pur essendo di umile origine, non delegarono a nessuno questo benedetto privilegio dato loro da Dio! L’istruzione che essi diedero a Gesù fu fondamentale per la sua formazione (cfr. Luca 2:51,52). Nel vangelo di Luca possiamo leggere il racconto di quando essi si recarono a Gerusalemme in occasione di una delle tre feste annuali comandate. Essi non lasciarono a casa la loro numerosa prole (oltre a Gesù avevano altri figli e figlie - Matteo 13:55,56) ma la portarono con se per essere tutti insieme ammaestrati come famiglia riguardo alla volontà di Dio. Grazie all’istruzione dei suoi genitori Gesù aveva acquisito grande capacità di trovare e leggere brani degli Scritti Sacri, anche se non aveva frequentato le scuole ‘superiori’ rabbiniche (cfr. Luca 4:16; Giovanni 7:14-16). Già, perché al tempo di Cristo i sacerdoti erano diventati una classe elitaria di insegnanti, più attaccati alle tradizioni che ai veri insegnamenti della Parola di Dio. Amavano essere chiamati “Rabbi”, espressione che era diventata un titolo onorifico nel senso di “Mio Grande (Mio Eccellente)”. Essi avevano completamente disatteso il comando di Dio sull’istruzione riservandolo per se stessi. Il risultato fu quello dichiarato da Gesù stesso a quegli “insegnanti”, ai quali non risparmiava mai le sue “critiche”: “voi avete annullato il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione … insegnando dottrine che sono comandamenti di uomini” (Matteo 15:6-9). Questo influì notevolmente sulla fede e sulla vita sociale della nazione. che perse il suo stato unitario e quella forza di coesione morale che fin da piccoli gli abitanti ricevevano nelle rispettive famiglie. Si erano divisi in gruppi elitari (sacerdoti, scribi, farisei, ecc.) e fazioni politiche che facevano capo a questi o quello, in continua lotta fra loro per il potere. Col tempo persero l’approvazione di Dio e furono rigettati come suo popolo proprio come essi rigettarono i suoi comandamenti, incluso quello fondamentale dell’istruzione. Non è difficile immaginare chi ci fosse dietro questo spirito divisivo che minò la nazione proprio nel suo nucleo basilare: la famiglia (cfr. Giovanni 8:44).
    Questo stesso spirito oggi spinge i genitori a rinunciare al privilegio dato loro da Dio di istruire personalmente i propri figli nelle vie del Signore (cfr. Deuteronomio 6:6,7) e a delegare ad altri questo importante compito. Come nell’antichità anche oggi ci sono gruppi elitari di insegnanti che usurpano questo incarico affidato ai genitori e il risultato è il medesimo: l’unità delle famiglie e, conseguentemente, nel caso della “nazione” cristiana, l’unità della fede, sono distrutte dal divario tra generazioni, dalle divisioni in gruppi, fazioni e di casta che fanno capo a tali “insegnanti” i quali, al solo scopo di salvaguardare i propri, e spesso “sporchi” (come la tante cronache ormai quotidiane attestano) affari personali, continuano ad “insegnare come dottrine comandi di uomini”.
    Mia cara amica, la storia insegna che disubbidire ai comandi di Dio, anche a quelli che a nostro parere possono sembrare poco significativi o addirittura vetusti e non appropriati alla vita attuale, non ha portato mai nulla di buono! Questa è una verità inconfutabile che le mie continue “critiche” ad un sistema religioso che riflette in tutto e per tutto lo spirito degli apostati sacerdoti israeliti intendono sostenere. E non sono poche “mosche bianche” che possono cambiare quel sistema! Un caro saluto. G.
    Oct. 2
    ciaoooooo carissimaaaaa Reginaaaaaa bentornataaaaaa evvivaaaaaaaaaa
    scusa se anch'io sono poko presente ma ho un problemino di tunnel carpaleeeeeee e non dovrei essere al pc ma come vedi sono quiiii ehehehehehe
    sempre interessante e bello quello che fai complimentiiiiiiiiiii
    sereno fine settimanaaa e auguri per tuttooooo
    Oct. 2
    Giusi Pwrote:
    per Gianni: Non criticare sempre tutto; I genitori sono le uniche persone che guidano i figli nel cammino della fede , e nessuno si sostituisce ad essi, la famiglia è la chiesa domestica è il primo luogo in cui l'annuncio del vangelo della carità può essere vissuto e verificato in maniera semplice e spontanea, Dio ha rispettato così tanto la famiglia da far nascere suo Figlio in una famiglia come tutti i bambini e da lì Gesù ha iniziato il suo cammino ....
    All'interno delle comunità cristiane si formano dei gruppi dove gli educatori collaborano con i genitori ; sottolineo collaborano , purtroppo ci sono famiglie e famiglie , alcune famiglie sono presenti , altre preferiscono delegare, ma credo ceh d'appertutto è così....
    MIo figlio fa parte dell'A.C.R. azione cattolica ragazzi e quest'anno ha iniziato il cammino di educatore , ha preso i ragazzi di 6 anni , io sono presente nella sua scelta , e credimi nn è facile fare gli educatori , inanzi tutto non si è pagati , è una scelta dedicare del tempo agli altri ; il percorso formativo che A.C.R. propone ai ragzzi ha delle precise finalità : ai ragazzi vengono indicate , nella forma adatta alla loro età , le mete formative che qualificano il progetto : il rapporto interiore e personale con Gesù , la fraternità che porta al dono di sè , la responsabilità , la vita nella chiesa : Questo percorso assume il valore di iniziazione alla fede e inserisce i ragazzi progressivamnente nella conoscenza e nell'esperienza della vita cristiana , della sua bellezza , dei suoi impegni , delle sue responsabilità ..., e i genitori sono i primi ad essere presenti in tutto questo.
    Per REgina : appena mi vedi in msn chiamami , che chiacchieriamo un pò .
    Oct. 2
    E il "progetto" chi lo fa?.... E' scritto nella Parola di Dio: "Ascolta, figlio mio, l'istruzione di tuo padre
    e non disprezzare l'insegnamento di tua madre" (Proverbi 1:8) ... si ribadisce ancora che l'istruzione dei figli deve venire dai loro genitori, nessuno può sostituirsi ad essi se non violando la disposizione di Dio ... che ne pensi? + ++
    Oct. 1
    Anigerwrote:
    I genitori sono i primi che con il Battesimo, iniziano il cammino di fede dei propri figli, il compito di noi educatori per l'iniziazione cristiana ai sacramenti e dopo per scelta stessa dei ragazzi, a proseguire in un cammino di approfondimento e di crescita non solo spirituale ma soprattutto umana.
    Il compito di un educatore non è mai quello di sostituirsi ai genitori, anche se in certi casi, purtroppo sono assenti e preferiscono delegare, ma di accompagnare. Si parte sempre da un progetto, condiviso con il parroco, si fanno scelte di esperienze dirette, come le comunità, testimoni di carità, gli anziani ecc.
    Si fa tutto con amore e con senso di responsabilità, perchè se manca questo è preferibile fare altro, abbiamo la responsabilità delle coscienze di giovani che soprattutto si affidano a noi con fiducia e non possiamo deluderli o ingannarli.
    io cerco di dare il massimo e il meglio di me, anche se riconosco i miei limiti e debolezze, mi affido sempre a Lui e confido nell'aiuto dello Spirito Santo. +++
    Oct. 1
    Aniger ... ma Dio non ha affidato ai rispettivi genitori il compito di educare i figli, specialmente in campo religioso?..... (Deuteronomio 6:6,7; Efesini 6:4) ... come mai questi delegano? ...
    Oct. 1

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